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.:Vieste del Gargano: I primi villaggi capannicoli:.

Vieste dal II millennio in poi, come è noto, le tribù campignane del Gargano si stabilirono in insediamenti costieri. Ciò avvenne, naturalmente, in un periodo molto ampio e adeguando in prosieguo di tempo lo strumentario al tipo di ambiente frequentato. L'evoluzione di questi gruppi, compiutasi ai margini della civiltà agricola, si definisce quando essi vengono in contatto con gli agricoltori del Tavoliere e quando, specie quelli delle caverne costiere, allacciano relazioni con le genti della opposta sponda adriatica.

Da questi incontri nascono e si sviluppano i primi villaggi capannicoli del Promontorio del Gargano, che "rivelano una caratteristica topografico-strutturale unitaria. La loro ubicazione è invariabilmente su una piccola altura rocciosa, penetrante nel mare o attualmente circondata, salvo la parte di accesso, da depressioni paludose". Queste condizioni ambientali si rilevano, infatti, a Molinella, Ariola, Palianza, Manaccore, che sono le principali sedi di insediamento dei villaggi capannicoli del Gargano. Questa era anche la situazione geo-topografica della zona in cui oggi sorge l'abitato di Vieste, originariamente era una "punta". A Molinella, uno di quei piccoli promontori calcarei di cui è ricca la costa orientale del Gargano, i capannicoli si stabilirono intorno al I periodo del Ferro, come dimostra il materiale più antico rinvenuto negli scavi.

Il villaggio fu scoperto dal Puglisi, il noto studioso della vita associata dei primitivi abitanti del Promontorio. "L'altura, spoglia di vegetazione, presentava grande quantità di frammenti d'impasto, messi a nudo dal dilavamento, e di schegge silicee. Laddove il calcare era affiorante apparivano spianamenti artificiali a gradoni della roccia per l'impianto delle capanne, costruite con pali e frascame. Assai significativo un taglio semicircolare che limitava a monte uno spianamento della roccia, da' considerarsi fondo di una capanna. Prolungando le due estremità del semicerchio, si ottiene un'area circolare di circa quattro metri di diametro. Le abitazioni erano dunque essenzialmente diverse da quelle del villaggio di Manaccore, costituite da muretti a secco ad andamento rettangolare".

Gli abitanti di Molinella erano principalmente pescatori o, meglio, raccoglitori di molluschi (così li definisce il Puglisi), come testimoniano i numerosi avanzi di gusci trovati negli scavi. La stratigrafia della stazione, rilevata attraverso due saggi nel versante sud-occidentale dell'altura, ha dimostrato l'esistenza di due livelli culturali, differenziati dalla consistenza del terreno e dal complesso dei materiali. Lo strato inferiore, poggiante sulla superficie del banco calcareo del supracretaceo, appositamente adattato con un battuto di detriti dello stesso calcare, presentava quà e là fori circolari utilizzati per l'erezione delle capanne e diversi straterelli di ceneri e residui carboniosi.

Il materiale archeologico è rappresentato da abbondante ceramica e da qualche scheggia amorfa e priva di tracce di lavorazione. Prevale la ceramica lucidata a stecca e buccheroide, ma è presente anche quella non levigata, generalmente inornata. Notevole un grosso piatto frammentario d'impasto, a superficie marrone, internamente lucidato, con scanalature incrociate, rinvenuto alla massima profondità del deposito, che costituisce uno degli elementi di concomitanza con i depositi di Manaccore. Altro indizio concordante è il rinvenimento di un disco fittile buccheroide: si tratta di una specie di rocchetto, concavo sulle due facce e munito tutto intorno di una scanalatura poco profonda.

Di accurata fattura sono due anse nastriformi riverse in fuori e a margini rialzati, con anello basilare; un'insenatura è appena accennata all'apice e i margini tendono a formare lievi falcature. L'oggetto più caratteristico di questo livello è costituito da un'ansa larga, con ampia apertura circolare mediana, a falcature laterali culminanti in due apici a spatola. Si tratta di una foggia specifica e nuova per le stazioni del Gargano, che rappresenta l'estrema evoluzione dell'ansa a nastro forato e si aggiunge come elemento tipico a quelli già significativi dei livelli a facies enea. Anche nello strato superiore abbondano i residui di ceneri e carboni e le tracce di focolari; uno di questi, costituito da una grossolana piastra rettangolare di argilla, fu trovato quasi intatto. La ceramica non annovera grande varietà d'impasto ed è polarizzata su due direttrici principali: ceramica a superficie grezza, che riguarda particolarmente vasellame d'uso corrente, e ceramica lucidata a stecca. Le anse sono ad anello semplice, impostate verticalmente; in qualche caso l'ansa è posta molto in basso rispetto all'orlo.

Nel settore della ceramica lucidata sono frequenti i frammenti di ciotole emisferiche, lievemente svasate e munite di gola sotto l'orlo. Una di queste, conservata per due terzi, d'impasto bruno-nerastro levigato con cura, misura cm.10 di diametro e cm. 0,55 di altezza. Notevole, per la sagoma, un vasetto frammentario d'impasto marrone lucidato, ad alto collo cilindrico, con traccia ben chiara di un'ansa impostata orizzontalmente sulla pancia e leggermente piegata in alto. In questo livello vennero in luce anche due punteruoli, tratti da ossi cavi, acuminati ad unghia e levigati nel taglio di base. Si rinvenne, inoltre, l'estremità di uno scalpelletto o punteruolo di bronzo, ad apice appiattito, avente uno spessore di mm.3.

L'uso di utilizzare ancora strumenti di pietra in questa tarda fase è documentato dal ritrovamento in questo strato di due finissimi coltelli di selce bionda. Uno è a sezione triangolare, con apice arrotondato e assottigliato mediante minute scheggiature; l'altro, a sezione trapezoidale, è privo di ritocco, ma è distaccato con estrema precisione. I due depositi descritti non erano divisi da alcun straterello sterile, per cui risulta evidente la continuità dell'abitato. Con ogni probabilità, secondo il Puglisi, si tratta di due fasi di un medesimo ciclo culturale indigeno, di cui lo strato inferiore rappresenta una fase di conservazione di elementi tradizionali, prossima ad estinguersi, e lo strato superiore una fase di adattamento di questi elementi alle esigenze tecniche e formali della ceramica della piena età del Ferro.

Un altro saggio, praticato sempre nel versante sud­occidentale, portò alla scoperta di una sepoltura del genere di quella riscontrata a ridosso del "dolmen". Lo scheletro, che giaceva sotto una coltre di gusci di molluschi, era in posizione spiccatamente rannicchiata, adagiato sul fianco sinistro e rivolto ad ovest. Il cranio, appartenente ad un individuo dolicomorfo, aveva il piano facciale rivolto a sud. La sepoltura, priva di oggetti di corredo, era difesa da uno strato di grossi sassi, nel quale era ben visibile un grossolano allineamento. Essa deve appartenere, secondo il Puglisi, alla fase corrispondente all'estinzione dell'abitato, per cui si può ritenere che l'area del villaggio venne ad un dato momento adibita a sepolture. E ciò presumibilmente quando il villaggio era entrato nella sua fase di abbandono. Ariola, dove ha sede l'altro villaggio capannicolo scoperto dal citato studioso in territorio di Vieste, è uno sperone roccioso che divide la palude di Sfinale dalla località di Sfinalicchio, altra zona paludosa ora completamente bonificata. Qui il carattere di "cittadella" è ancora più spiccato che negli altri villaggi. La possibilità di accedervi, quando il mare in gran parte circondava l'altura, era limitata alla parte sud-ovest che la legava alla terraferma. Il villaggio risultava così quasi completamente isolato e circoscritto.

L'esistenza di un abitato era chiaramente indicata dai numerosi frammenti d'impasto affioranti in superficie, mentre resti evidenti di muretti rettilinei indicavano il perimetro di una capanna rettangolare, in cui è evidente l'analogia strutturale con le capanne di Punta Manaccore. Nell'area di questa venne effettuato uno scavo che ha messo in evidenza abbondante materiale, attribuito ad un'unica fase cronologica. La presenza di una vera e propria industria litica si manifesta solo in qualche oggetto finito; molte sono le schegge brute, adoperate forse come piromache e come strumenti occasionali. Le lame sono irregolari, staccate senza intenzionalità formale; in esse evidentemente si ricercava soltanto la naturale caratteristica del taglio. I prodotti litici di Ariola si presentano sotto un aspetto atipico, di carattere pratico ed occasionale, anche se un notevole grado di sviluppo tecnico nella lavorazione della pietra è dimostrato dalla presenza di una regolarissima lama seghettata, a sezione trapezoidale. La ceramica più comune, riferibile a stoviglie d'uso corrente, è piuttosto spessa, a superficie marrone o nerastra, opaca o con sommaria discontinua lucidatura. La decorazione è a semplice cordone applicato e pizzicato con le dita.

Tra la ceramica fine lucidata, d'impasto buccheroide, sono da segnalare alcuni frammenti di ciotole emisferiche, un tegame spigolato sul ventre e con orlo lievemente rovesciato in fuori, e un frammento di cucchiaio. In questa stazione venne trovata anche una fuseruola, di impasto bigio, a superficie semilucida, di forma conica. Inoltre vennero in luce anche qui due punteruoli ricavati da ossi cavi, spaccati longitudinalmente, accuratamente lisciati e acuminati, la cui base è costituita dall'ingrossamento articolare. L'utilizzazione e la lavorazione dell'osso segue, presso i villaggi capannicoli del Gargano, all'abbandono della complessa litotecnica eneolitica, senza tuttavia raggiungere uno sviluppo preminente. I pugnali ossei dello strato inferiore della caverna di Manaccore, i punteruoli ad unghia dello strato medio della Punta omonima e quelli dello strato superiore di Molinella documentano, infatti, una tecnica già diffusa nella prima età del Ferro e che va riferita a quel complesso di elementi tradizionali che caratterizzano la facies enea del Gargano.

Ad Ariola un singolare esempio di decorazione su osso è fornito da un frammento di osso cranico. I margini suturali presentano in un punto una rientranza assai accentuata, nei pressi della quale si svolgono con una certa eleganza due solchi incisi: il primo, arcuato, segue sommariamente il profilo dei margini; l'altro si svolge a breve distanza con andamento rettilineo. Le caratteristiche del frammento sono tali da escludere la sua pertinenza agli elementi ossei che compongono il cranio umano; potrebbe, invece, trattarsi del frammento del cranio di qualche animale raro, poichè non è da escludere che l'intero cranio dell'animale fosse stato conservato in un primo tempo all'interno della capanna come trofeo di caccia o esposto all'esterno a scopo apotropaico. A questa conclusione giunse il prof. S. Sergi che esaminò il frammento.

A Vieste, dove l'esistenza d'un abitato preistorico è chiaramente indicata dalle numerose tombe scavate nella roccia venute in luce, i "capannicoli" si insediarono molto probabilmente sullo sperone meridionale, che strapiomba sul mare e sul quale è ubicato il nucleo medioevale della città, mentre l'attuale zona del "Pantanello" e quella limitrofa della "Fontana Vecchia" costituiva un'ampia baia aperta verso oriente, prima che la formazione di una duna sabbiosa ne chiudesse l'insenatura. A sud il mare lambiva le coste della collina "Carmine", che costituiva ad ovest l'unica via di accesso. Vi erano dunque le medesime caratteristiche di ubicazione osservate negli altri villaggi e che corrispondono ad una concezione delimitativa o, se si vuole, difensiva del villaggio, che è propria dei subappenninici, anche se il sistema adottato per tradurre in atto tale esigenza subisce varianti a seconda delle particolarità ambientali.

A partire dal XII-XI secolo a. c., si estende, infatti, anche nel Gargano la facies subappenninica, peraltro documentata in tutta l'Italia meridionale, la quale con il suo contenuto economico-culturale sarà uno dei presupposti della civiltà dauna. Il fondo subappenninico è agricolo e, nel Gargano, si innesta alle culture campignane. La civiltà subappenninica raggiunge il suo sviluppo più significativo nel VI secolo a. C., quando ormai può chiamarsi "daunia", perché ne sono possessori i Dauni. Tale è la civiltà che trovarono i coloni greci, i quali lottarono con le sue genti.

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Di seguito troverete una serie di link che vi faranno conoscere la città di Vieste e tutto il Gargano. Farete un viaggio alla scoperta delle meraviglie del nostro territorio. Partendo dalla storia del nostro paese passeremo attraverso costumi e tradizioni che fanno di questa città la perla del Gargano.


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Vieste del Gargano è la città situata più ad est dell'intero Promontorio del Gargano.

Vieste è caratterizzata da immense spiagge sabbiose e non, con un mare limpido e cristallino, per questo è meta di migliaia di turisti provenienti da tutto il mondo che vengono apposta per trascorrere delle meravigliose vacanze a Vieste.

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